L’oltre pianura

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Attestato “Premio Speciale Giovani 2013”

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Ingranaggi

E’ girata quella sensazione di vuoto,
come la ruota dell’orologio,
grande come quella dimensione
in cui è incluso.
Non c’è luce dentro quella veemenza
di cui parlo sempre,
ma non è tutto così odioso.
E’ la luce naturale che ha importanza,
non l’artificiosità,
il riciclare una sensazione buona,
rivivere qualcosa che è senza sussulto.
La vita c’è
ma non è facile conoscerla.


 

Sinedrio
(Gesù a Maria)

Sei dietro di me?
Sei vicina a me?
Dov’è il mio cuore adesso?
Te lo lascio in pegno
per la vita che abbiamo trascorso,
te lo lascio in ricordo della buonanotte,
delle risate,
dei miei silenzi compresi,
della tavola che dividevamo insieme.
Te lo lascio per consolarti,
per perdonarmi questi momenti di strazio,
di cui ancora una volta
io sono il protagonista,
e tu vieni a lenirmi le ferite.
Ti lascio una goccia,
una goccia di lacrima
per ringraziarti di essere quella che sei:
mia madre.
Ti lascio un cadere a terra
per risalire in cielo.
Ti lascio ancora la mia mano sulla spalla
per aiutarti a portare questo dolore.
Ti lascio, mamma,
e, anche se non è per sempre,
credi,
nessuno sa quanto soffriamo
solo io e te,
in questo,
solo nostro,
spazio.


 

H. C. Andersen

I battiti di ali nel mio cuore
sono come tanti soldati
che viaggiano nella polvere del cielo.
Si mischiano con le marionette
che impastano la vita quotidiana,
la rendono meno nitida,
la confondono,
e dalla confusione viene la fantasia.
Nulla è più uguale,
il reale è schifo,
il sudiciume delle strade diventa tanta,
tanta erba profumata,
e i bambini e le madri sono felici lì,
dove vedo le parole che ho in mente:
parole che scrivo, parole che vedo,
e persone, e soldati,
e bambine pezzate nei vestiti,
fiammiferi e fuochi,
ballate di poveri indigenti
con principesse d’altro mondo.
E questa enorme tristezza che serbo vicino
quando vedo i tuoi occhi…
E’ diventato un cammino,
un cammino pieno di uomini uguali
in equilibrio su una gamba sola.


 

Nemmeno un fiore

Non basta una bastonata a farmi cadere.
Non basta uno schiaffo
per farmi desistere.
Mi ha tolto le vesti,
mio marito,
le vesti di carne
e la mia dignità nella biancheria,
sfigurata di fronte ai miei figli.
Eppure stanotte ho visto chiaro.
Ho agonizzato per un attimo,
poi il terrore è scomparso.
Ho avuto in sogno una visione:
i tempi di oggi non saranno diversi
da quelli di ieri
e quelli di domani.
Continueranno ad essere uguali.
Troppe principesse hanno annebbiato
la vita di una bambina,
troppe carezze per rispondere agli insulti,
troppe lacrime per riconoscere la vergogna.
Adesso basta di tentare la dignità
ed attentare alla mia vita.
Mio marito adesso non è nessuno per me,
è detentore di niente,
il mio amore ormai è secco
come il sangue che mi ha stillato dalle vene sul volto.
Ho muscoli anch’io,
ho forza anch’io,
i miei figli non dovranno più vedere
la madre a pezzi
e crescere con questo esempio;
io so ricompormi,
sono un fiume in cui sfociano gli affluenti,
sono un fuoco pronto a scoppiettare.
Mettetemi legna,
non buttatemi acqua,
fatemi affilare gli artigli:
sono pronta a difendermi,
a scalciare,
a fargliela pagare.
Non sono una principessa,
non voglio il focolare,
sono una guerriera e voglio vincere la guerra.
Non importa che arma avrò in mano:
adesso non ho più remore,
ora non sento più dolore,
sono un fuoco che arde,
sono un tuono,
una folgore che scoppia
e tu sarai la terra dove scoppierò
se oserai toccarmi ancora
come si tocca una mucca da macellare.
Datemi una scure,
non voglio scudi,
sono stanca di proteggermi,
vestitemi con la pietra più dura,
voglio combattere contro il drago.
A noi due, esercito:
non mi fai più paura.

Seguono altre poesie.



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