L’inverso del buio

Copertina-libro-2


 

Dalla poltrona

Più muta di una mano
che stringe un proiettile
è divenuta l’esistenza,
per me che non capisco,
che  non riesco a sentire
le voci passate in un altro mondo,
che mi invocano di tirarle via
da quella parete,
dai graffiti che non le riconoscono.
Un nome non è altro che una scheggia,
un’ immortale stanchezza,
un vociare continuo per tutta la vita.
Mi rinfranca non pensare.
Mi piace il mutismo sdraiato in poltrona.
Mi piace il sole che scandaglia le finestre
e non dice una parola,
neanche lui.
Immagino il mio castello lontano
che mi chiama,
bisbiglia nelle orecchie di ritornare.
Mi sento sulla criniera del mio cavallo
e le scintille della vaporiera
che sono i suoi zoccoli…
Portarmi in un mondo lontano,
senza fili tesi,
fiocchi osceni,
regali non voluti.
Immagino il sole che parla laggiù.
Immagino di non essere io.
Eppure,
c’è sempre e solo…
La luce.

 

I burattini di Mangiafuoco

Le spire dei serpenti
dietro le ombre fameliche
di un’alba che non s’affaccia sul mondo.
Un arcobaleno di tentacoli
che hanno diverso colore,
di mostri seduti al capo del tavolo
che guardano in fondo
con l’occhio torrido,
inanellato dalla fuliggine.
Le lingue dei maghi
dicono bugie da tanto tempo,
incantate da una bugia
ancor più grande:
l’incantesimo della vita agiata a tutti i costi,
della lussuria senza sdegno,
di un bambino che può crescere
bene senza sapere se al posto del cuore
ha il sangue di un ladro.
Il male di crescere con quelli
che ti guardano,
al capo del tavolo,
leccandosi i baffi.
Ci sono troppi Mangiafuoco:
troppi.

 

Popoli

Non c’è più rumore di Tam Tam
in queste vesti di carta.
Non si avverte il roboante magnetico vizio della caccia,
il tentennare delle giugulari infiammate,
il varco della poesia dell’orizzonte
dentro gli occhi neri degli Indiani.
E’ tutto un universo maestoso,
intriso di violente ferraglie,
scalmanati uccisori,
ventri del bosco che gridano alla vita scaduta,
a  qualcosa che non nasce e non difende più
i figli degli orsi.
La natura è morta,
non solo nei quadri,
ma nelle piume di un popolo vinto.
Chi ha deciso ha soppiantato il debole,
in qualche modo la natura umana ha fatto
il suo corso,
l’ha portato a termine con orrore.
Eppure il vento corre ancora come il fumo,
dalle nostre tende,
nell’aria.
Giochiamo ancora noi,
giochiamo ancora,
a dadi,
l’ennesimo Totem,
il Totem dove balliamo,
ora,
nelle stelle.

 

Rosso neon

I miei figli
si sono riuniti nella coscienza.
Sono fatti d’ambra e si sciolgono
al calore.
Hanno gli anelli di passati tempi
nei tempi nuovi,
gridano come pazzi verso il cielo,
sono affamati di ombre smunte:
sono senza senso.
Mi cercano a volte ma io non rispondo,
non me ne importa niente.
Continuano a barcollare per strada e non fiaccano,
stanno sui marciapiedi
a guardare mentre sorge il sole dei pub.
Il neon guardato tutto il giorno,
perché la notte non è che questo,
li accompagna verso altri,
fino a  che la vera notte
fa spuntare i raggi e loro si addormentano sui banchi,
incavolati,
annoiati,
finiti.
Sbattono le porte i figli delle città,
si svagano con tutta la noia che possono.
I miei figli non vivono: cadono.
Ed è per questo che,
la notte,
c’è ancora qualcuno che pensa a loro
e non ha il coraggio di farsi avanti.

La Pantera

Mi chiamano come l’ambra che riflette il sole.
Mi giudicano attraverso il bagliore che produco.
Mi lamento del perché mi cerchino tutti.
Mi hanno mentito sulla mia origine,
sulle mie mani appuntite,
sui miei occhi arrangiati di rosso.
Scarno giallo fra le palpebre,
leggere ciglia arruffate a taglio fino
che sentono per prima il vento.
Non c’è niente di peggio del terrore diffuso,
infuso in te.
E senza che tu ne sappia niente
ti hanno già amata in molti.

(a Kira)

Nella mano del Mago

Ti hanno sempre parlato
di una sorta di pendolo
che hai in mano fin da piccolo.
Un gancio a cui puoi dare una direzione.
Una linea retta
verso un mondo costruito
che puoi smantellare,
fare migliore,
giocarci per renderlo allegro,
fantasioso.
Non disperderti crescendo,
usa la catenella,
usa il luccichio degli angoli smussati,
oscilla la mano così che
niente debba essere perfetto,
nulla sia uguale,
nulla sia uno scempio
che debba passare per vero.
Non temere di tremare,
si sbaglia nella vita,
si adagia il pennello sulla tela
per il solo scopo di colorarla:
e così dovrai fare.
Non pensare che crescendo si perdano i colori.
I maniaci del colore sono buoni,
non fanno male,
ti insegnano a sopprimere il buio,
non ad entrarci dentro.
Credimi:
il buio buono è fatto di colori.
Il pendolo c’è ancora,
tutto è ancora come prima,
e capirlo
è solo l’istante più difficile.

Seguono altre poesie.



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